aprile 11, 20180

“Arrotiamo le matite!”

Posted by:Yoroom onaprile 11, 2018

Articolo tratto da L’IRragionevole il 10 Aprile 2018

Il Coworking è ormai un fenomeno di portata mondiale. Ma qual è il suo valore aggiunto? Per molti non è solo un ambiente fisico di lavoro, ma costituisce anche una soluzione valida per sviluppare una rete relazionale che porti a collaborazioni proficue. Stiamo per addentrarci proprio in una di queste Community per intraprendere un viaggio nelle vite dei suoi Coworkers. Il nostro primo protagonista è Roberto Zanoletti, graphic designer freelance con un passato da architetto. Zanoletti ha scelto il Coworking per stare tra la gente, stanco di lavorare chiuso in un ufficio. Ci spiega che il Coworking è una realtà coinvolgente, conveniente e distensiva, gli ha permesso di conoscere nuove persone e di condividere competenze: un vero cambio di paradigma lavorativo! Per una professione come la sua, fatta per l’80% di relazioni, il Coworking risulta funzionale per la sua capacità di semplificare i rapporti. Grazie a Roberto Zanoletti possiamo scoprire cosa vuol dire essere freelance oggi.

Come è nata la decisione di metterti in proprio e occuparti di graphic design?
Laureato in Architettura, ho iniziato ad occuparmi di graphic design e comunicazione in uno studio di amici e colleghi a Piacenza. Dopo qualche tempo ho sentito il bisogno di cambiare e di iniziare nuove esperienze: prima fondando con altri colleghi uno studio di progettazione e poi diventando freelance. La progettazione architettonica è affascinante, ma non sopportavo le tempistiche veramente lunghe di ogni fase. Nel settore della comunicazione invece, sono riuscito a unire la sfida progettuale, mia vera passione, e la sfida personale. È stata una battaglia per combattere l’eccessiva timidezza con cui sono cresciuto, potendo affrontare così con più disinvoltura l’aspetto relazionale dal quale sono sempre fuggito.

È stato difficile cambiare la tua professione?
A dir la verità non ho sofferto più di tanto il passaggio, perché non si è trattato di un taglio netto. Inoltre un architetto, durante la formazione universitaria, viene introdotto al confronto con diverse discipline, anche se non in modo approfondito. Un percorso di studi che apre molte porte, per poi permetterti di capire in cosa specializzarti. Mi è sempre piaciuto progettare, dare forma alle idee, e questo aspetto l’ho ritrovato nella Comunicazione. La grande differenza è che in architettura progetti spazi fisici che sono vissuti dalle persone mentre, nella grafica, non lavori su questa dimensione, pur dovendo comunque gestire geometrie, rapporti, forme, colori e pesi.

Qual è per te la differenza tra teoria e pratica?
In un buon progetto, teoria e pratica devono compenetrarsi. Spesso si vedono invece progetti supportati alla base da una linea teorica vincente ma che si indeboliscono in fase realizzativa e viceversa. Non basta un’idea forte, bisogna anche saperla trasformare in qualcosa di seducente.

Ci sono stati momenti difficili che hai dovuto superare da freelance?
Si, ci sono e ci saranno sempre. L’attività di freelance, come tutte le altre, ha dei pro e dei contro. Se da un lato sei libero di gestire i tuoi ritmi lavorativi come meglio credi, dall’altro devi mettere in conto che è tutto sulle tue spalle, dalla ricerca del cliente allo sviluppo del progetto, dalla promozione alla contabilità. Senza dimenticare i periodi vuoti o più leggeri, anche se l’esperienza mi ha fatto capire che questi sono i momenti più importanti, in cui devi trasformare lo sconforto in energia da reinvestire, per esempio migliorando la propria promozione.

Avresti degli esempi di collaborazioni interessanti nate grazie al Coworking?
Il Coworking mi ha dato l’opportunità di stringere diverse relazioni professionali, anche se non va considerato un automatismo, sei sempre tu che devi metterti in prima linea, individuando e proponendoti a professionisti o aziende. Il progetto più interessante, anche per la molteplicità delle attività sviluppate, è stato lo studio del sistema d’identità visivo di YoRoom, il Coworking in cui lavoro. Vivendo lo spazio quotidianamente, ho percepito la mancanza di un’identità forte, che lo potesse rendere riconoscibile e creasse un senso di appartenenza tra i suoi “residenti”. Così ne ho parlato con i fondatori dello spazio e da lì il passo verso lo sviluppo del progetto è stato breve. In diverse fasi e partendo dal logo esistente, ho lavorato sul sistema della segnaletica e sulla corporate identity, creando brochure, locandine eventi, cartelli per la messaggistica interna e template per le newsletter. Un lavoro completo che mi ha permesso di ritrovare e mettere in pratica quella particolare attitudine alla visione generale che ha le sue fondamenta nella formazione come Architetto.

Quali sono i consigli che daresti a chi vorrebbe mettersi in proprio?
Di cercare finché non si trova la propria unicità, qualcosa che differenzi come professionista o come proposta commerciale, in un mercato sempre più competitivo. Il cliente deve vedere in te la persona capace di risolvere il suo problema. Fondamentale anche non sottovalutare il marketing e il personal branding. Puoi essere il miglior professionista del tuo settore ma se non sai venderti e promuoverti, rischi di non raccogliere quanto meriti. Oggi il digital marketing ti mette a disposizione tutti gli strumenti necessari. Quindi, o ti metti a studiare, o ti fai aiutare da professionisti del mestiere: ma mai sottovalutare il marketing!

Quali sono i tuoi progetti imprenditoriali per il futuro? Il Coworking ne fa parte?
Il mio vero progetto è prima personale e poi imprenditoriale. Le dinamiche di relazione non sono mai state tra le mie abilità ma, occupandomi di comunicazione, ho capito che se davvero volevo raggiungere traguardi importanti, avrei dovuto migliorare questo aspetto. Così, da qualche anno, sto approfondendo i vari aspetti della crescita personale e la scelta di lavorare negli spazi di Coworking va proprio in questa direzione. Beh, poi…a dir la verità un grande sogno nel cassetto c’è…ma per ora, arrotiamo le matite!

Ringraziamo Roberto per averci dedicato il suo tempo.

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