Nativa-BCORP
novembre 13, 2020 0

La storia di Nativa e le B Corp. Standard per misurare la sostenibilità e restare sul mercato

Articolo tratto da ilSole24ore (11/11/2020).

La scelta di un modello sostenibile è ormai un imperativo per le aziende, un pre-requisito per continuare ad operare sul mercato, spiega Eric Ezechieli, co-founder di Nativa, prima B Corp italiana, a SustainEconomy.24 report di Radiocor e Luiss Business School

Adottare un modello sostenibile è ormai un imperativo per le aziende, un pre-requisito per continuare ad operare sul mercato. E l’innovazione delle B Corp è stato creare standard per misurare quanto le aziende siano realmente sostenibili. Eric Ezechieli, co-founder insieme a Paolo Di Cesare di Nativa, una delle aziende fondatrici del movimento B Corp in Europa e prima B Corp italiana, racconta la storia della società e parla della risposta “estremamente positiva dell’imprenditorialità italiana. Presente in 130 settori e in 50 paesi, il movimento globale B Corp sta crescendo rapidamente e conta oggi più di 2.500 membri con l’obiettivo di riscrivere il modo di fare impresa. In Italia si contano ad oggi oltre 100 B Corp.

Promuovere la sostenibilità e aiutare le aziende a far coesistere il profitto con obiettivi virtuosi. Come è nata la vostra idea di una BCorp?

«B Corp è un concetto nato una quindicina di anni fa ed ha avuto il merito di chiarire in maniera netta e cristallina cosa significhi fare business in maniera sostenibile. Diciamo che di sostenibilità nel business se ne parla da anni ma fino a 15 anni fa non era chiaro quando fosse sostenibilità annunciata e quanto fosse sostanza. Quello che è successo con le B Corp è stato creare degli standard di misurazione che consentono di capire in maniera chiara se una azienda è o non è sostenibile, vale a dire se sta creando valore economico, ambientale e sociale oppure sta creando valore economico e non necessariamente ambientale e sociale. Perché B Corp? Nativa ha come caratteristica di essere stata la prima B Corp in Europa perché crediamo profondamente in questo modello; è una direzione ineluttabile e ci sono vantaggi nel farlo. Abbiamo anche la fortuna di lavorare con aziende leader e possiamo affiancare e accelerare il loro percorso. Del resto è ormai conclamato e emerso come indispensabile incorporare nella strategia delle aziende, oltre agli shareholder, anche gli stakeholder. E’ un vero e proprio cambio di prospettiva. I tempi cambiano; dopo 50 anni in cui è stata dominante la dottrina della shareholder primacy, ora diventa indispensabile un cambio di modello, perché un’azienda che non includa nella propria equazione di business le persone e l’ambiente diventa meno performante».

Quali sono i vantaggi per le aziende che scelgono questa strada?

«Propongo di parlare da una prospettiva diversa: più che di vantaggi, direi che quello che sta emergendo è l’imperativo del fare questa scelta perché un’azienda evoluta non può permettersi di non farlo. E’ un imperativo che diventa pre-requisito per continuare a operare sul mercato. La penalty se non si sceglie questa strada è molto vicina all’estromissione dal mercato. Poi ci sono, sicuramente, una serie di vantaggi in termini di gestione della reputazione, di creazione di valore del brand, di attrazione di talenti, di riduzione costi. Sono decine di effetti collaterali positivi che attribuiscono un valore ma a monte c’è il fatto che non adottare questo modello diventa la formula per l’autodistruzione dell’azienda».

Nativa è una delle aziende fondatrici del movimento B Corp in Europa, nonché prima B Corp italiana e partner in Italia di B Lab. Avete anche collaborato con il Senato per l’introduzione della legge Società Benefit. Come rispondono l’Italia e le imprese italiane?

«Quello che abbiamo riscontrato è che in Italia c’è una risposta estremamente positiva e un’attivazione del meglio dell’imprenditorialità italiana su questi temi. Le aziende italiane hanno storicamente un forte radicamento sul territorio, spesso sono aziende familiari e pensano con prospettiva più a medio-lungo temine e intergenerazionale e, quindi, l’incorporazione della sostenibilità e tendere verso lo status di B Corp sono stati recepiti in modo veloce e molto positivo. Tanto che oggi abbiamo più di 100 aziende certificate come B Corp, che vuol dire che soddisfano i più alti standard di performance ambientale, sociale e economica e più di 500 aziende che hanno adottato lo status giuridico di società benefit, l’andare a scrivere nell’oggetto sociale dell’azienda che lo scopo è bilanciare la creazione di valore tanto per gli stakeholder che per gli shareholder».

Le chiederei, se ci sono, a livello di aziende, comparti più resistenti o più disponibili?

«In Italia, come nel resto del mondo, l’adozione di questi modelli avanzati di sostenibilità è abbastanza trasversale. Non ci sono settori in cui si concentrano. Nel mondo ci sono più di 150 settori diversi e in Italia almeno 30-40 settori diversi in cui ci sono B Corp: dall’alimentare ai servizi, dalla finanza al fashion, alle assicurazioni. E’ estremamente interessante perché ci dimostra che una prospettiva di sostenibilità non è specifica di una certa industry ma può essere adottata a 360 gradi».

Come si concilia tutto ciò con il particolare momento storico che stiamo vivendo? Con l’emergenza e la crisi sanitaria ed economica?

«Quello che è emerso, nell’ultimo anno è che le aziende che hanno un migliore profilo di sostenibilità e quelle che diventano B Corp, anche nelle condizioni estremamente complesse e drammatiche che stiamo vivendo, tendenzialmente performano meglio delle altre aziende per una serie di ragioni: hanno relazioni virtuose con gli ecosistemi di cui sono parte, con i fornitori, i clienti perché hanno una serie di meccanismi di innovazione e gestione dell’emergenza. Perché anche di fronte alle difficoltà si riprendono più’ velocemente. Le aziende sostenibili sono poi quelle che hanno maggiore capacità di innovare e mettere in campo più velocemente soluzioni. Da ultimo, ci sono le valutazioni che vengono dal mondo degli investimenti, dai grossi fondi, BlackRock in primis: è ormai risaputo che aziende che hanno un profilo di sostenibilità migliore performano meglio delle altre e quindi anche da parte della comunità finanziaria forte spinta che incentiva in questa direzione. Questo momento di crisi è sicuramente un acceleratore perché mettiamo in discussione lo standard di quello che abbiamo fatto negli ultimi decenni».

 

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