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luglio 15, 2020 0

Tutto quello che avreste voluto sapere sulle BCorps e non avete mai osato chiedere: l’intervista all’esperta Anna Cogo

Tratto da gaiazoe.life (14.07.2020)

Competitività e sostenibilità, oggi, vanno di pari passo: se un tempo si pensava che essere green avrebbe alienato le simpatie di consumatori e stakeholder nelle aziende, oggi, la sostenibilità è un vero e proprio valore che dà punti alle aziende e spesso avvicina le nuove generazioni di consumatori. Oggi si assiste all’interessante fenomeno di crescita di B Corp e Benefit Corporation. Anna Cogo, una delle massime esperte italiane sull’argomento ( è benefit Unit Officer di NATIVA, la prima Certified B Corp in Europa e Partner per l’Italia di B Lab,ente certificatore americano) ha risposto ad alcune domande di Gaiazoe per raccontare e spiegare questo fenomeno:

Innanzitutto, potresti spiegare in termini semplici, per chi ancora non lo sapesse, che cosa sono le B Corp? E chi le certifica?

Le B Corp sono aziende che insieme formano un movimento globale che ha l’obiettivo di diffondere un paradigma più evoluto di business. Nel mondo, oltre 3.400 B Corp certificate si distinguono sul mercato da tutte le altre: vanno oltre l’ovvio obiettivo del profitto e innovano continuamente per massimizzare il loro impatto positivo verso i dipendenti, le comunità in cui operano, l’ambiente e tutti gli stakeholder. Infatti, l’azienda B Corp sceglie volontariamente e formalmente di produrre contemporaneamente benefici di carattere sociale e ambientale mentre raggiunge i propri risultati di profitto. Una B Corp nasce e si evolve per contribuire a rendere il mondo un posto migliore in cui vivere nel presente e nel futuro. B Lab è l’ente non profit che ha ideato il modello e che certifica le B Corp nel mondo. La visione di B Lab è di innescare una competizione positiva tra tutte le imprese, perché siano misurate e valutate nel loro operato secondo uno stesso metro: il beneficio prodotto per la società. A questo scopo è stato sviluppato un protocollo di misura e certificazione, il B Impact Assessment o BIA, oggi usato da oltre 120.000 aziende nel mondo. Si tratta di una diagnosi completa e approfondita che consente di individuare in maniera rapida ed efficace tutte le modalità attraverso le quali l’azienda crea valore, e quelle a disposizione dell’azienda per incrementare il proprio impatto positivo. Lo strumento, gratuito e confidenziale, fornisce utili indicazioni sulla performance economica, sociale e ambientale dell’azienda prendendo in considerazione, oltre al business model, cinque macro aree: governance, comunità, persone, ambiente, clienti. Ogni azienda che intende certificarsi deve rispondere alle domande e ottenere almeno 80 punti, su una scala da 0 a 200, verificati da B Lab.

Quante B Corp esistono oggi nel mondo e quante solo in Italia?

Le B Corp sono oltre 3.400 a livello mondiale e tra loro ci sono marchi noti come Patagonia, TOMS, The Guardian, Burton, Wetransfer, Ben&Jerry’s. In Italia le B Corp sono un centinaio tra cui: Fratelli Carli, Assimoco, Chiesi Farmaceutici, Aboca, Davines, Save the Duck. Il modello è tradizionale, hanno un fatturato, fanno utili, si quotano in Borsa. Ma il business è generato mantenendo i più alti standard ambientali e sociali (dai bonus ai dipendenti al rispetto dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo). L’ottica è diversa da quella della corporate social responsibility in quanto questi valori guidano le strategie dell’intero core business dell’azienda e impattano su tutta la sua filiera.

A proposito del nostro Paese, è virtuoso da questo punto di vista rispetto ad altri?

Dal 2006 la comunità delle B Corp certificate ha promosso l’introduzione della forma giuridica Benefit Corporation, che garantisce all’azienda una solida base per allineare la missione e creare valore condiviso nel medio e lungo termine. L’Italia è il primo paese europeo e il primo Stato sovrano fuori dagli USA a introdurre, dal gennaio 2016, l’equivalente della Benefit Corporation, denominata nel nostro ordinamento Società Benefit. Questa forma legale rappresenta una modifica permanente del DNA dell’azienda e ne protegge la missione in caso di entrata di nuovi investitori, cambi di leadership e passaggi generazionali; offre maggiore flessibilità e solidità in caso di vendita e prepara le aziende perché mantengano la loro missione dalla fase di startup alla quotazione in borsa e oltre. Le Società Benefit in Italia sono oltre 500, il numero è in costante crescita ed è nata da poco Assobenefit per promuoverle, sostenerle, sviluppare relazioni etc.

Quale è il rapporto tra Società Benefit e B Corp Certificata?

Le B Corp e le Società Benefit sono complementari e sono due parti dello stesso modello. La certificazione B Corp garantisce in merito all’impatto positivo attuale, che viene misurato in maniera rigorosa e trasparente attraverso il BIA. La Società Benefit consente di allineare e proteggere la missione nel medio e lungo termine e si attua attraverso l’integrazione nello statuto degli obiettivi specifici che l’azienda si pone.

Cosa è necessario fare o avere per diventare una B Corp e quanto dura il percorso?

La certificazione si può ottenere completando il B Impact Assessement  e inviandolo a B Lab per revisione. Esistono diverse centinaia di versioni del questionario che si adatta all’azienda nel momento della profilazione on line. Il completamento richiede da qualche ora a giorni di lavoro a seconda della dimensione e complessità dell’azienda che si misura. Una volta completato con un punteggio superiore agli 80 punti si può entrare in contatto con B Lab che farà la verifica delle risposte. A completamento del processo è previsto il pagamento di una Fee di certificazione. Il percorso è di per sé di valore perché porta l’azienda ad avere coscienza dei punti di forza e di tutte quelle aree dove può migliorare. Questo è il grande regalo di B Lab, l’accesso agli strumenti (questionario completato in autonomia dall’azienda) è gratuito e nessuna azienda è obbligata a certificarsi.

Molti sostengono che dopo l’arresto delle attività e l’isolamento dovuto al Covid, le aziende non potranno più tornare indietro ai vecchi schemi e paradigmi, cosa pensi di questo come rappresentante di Nativa? Credi che la sostenibilità diventerà ancora più di rilevanza?

In Nativa siamo convinti che il modello economico che ci ha portato dove siamo ora non è lo stesso che ci
traghetterà nel futuro. E’ indispensabile che le aziende mettano la creazione di valore condiviso a fondamento delle loro scelte e siamo convinti che diventerà sempre più difficile prosperare per quelle realtà che non lo faranno. L’emergenza ci ha dimostrato quanto i nostri sistemi siano fragili e interdipendenti. L’essere umano, la nostra società e le nostre aziende sono parte dove tutto è connesso. E l’interdipendenza è il cuore del movimento B Corp. Le aziende che ragionano in termini di interdipendenza e quindi con una spinta di sostenibilità creano valore per sé e per tutti gli stakeholder, per l’ambiente sociale e per quello naturale. Siamo convinti che il futuro è lì. Lo dimostra anche la finanza che è sempre più attenta agli aspetti di sostenibilità, perché gli asset sostenibili stanno performando meglio. E’ per questo che Blackrock non ha spostato di una virgola il proprio commitment alla sostenibilità come principale
criterio di investimento, anche negli anni a venire.

Che tu sappia, sono molte le donne che lavorano nelle e per le B Corp?

Nel mondo il 22% (757) delle B Corp sono proprietà di donne, mentre in Italia il 13% (13). Non abbiamo invece i numeri sui dipendenti e manager, è un buono spunto per fare una ricerca.

Mi racconti come ti sei formata per fare il tuo lavoro?

Sono laureata in Lingue e Letterature Straniere e mi sono avvicinata alla sostenibilità in modo più strutturato – ne ero appassionata anche prima – nel 2005 diventando cofondatrice di The Natural Step Italia, ramo italiano di una NGO internazionale patrocinata da Re Carl XVI Gustaf di Svezia. Insieme a The Natural Step Italia ho potuto crescere le mie competenze legate alla sostenibilità e ho preso parte a progetti innovativi che avevano i principi di sostenibilità come valore fondante.

Grazie per gli interessanti spunti Anna, la nostra yoroomer del team di Nativa!

www.nativalab.com

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